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Lilium candidum (Giglio della Madonna)

 4,90 (1 pz) -  36,75 (10 pz)

Infiorescenze con fiori imbutiformi grandi bianchi. Gli stami ed antere sono gialli. Si distingue per la forte e piacevolissima fragranza.

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Famiglia

Origine

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Altezza

Esposizione

Fioritura

Profumato

Colore

In Europa questo è il giglio più noto e più venerato già dall’antichità. Infatti, i primi dipinti di bulbose a Creta raffigurano questa pianta che era il fiore di Afrodite. Anche nell’Antica Roma Lilium candidum veniva considerato l’emblema delle dee Venere e Diana, e veniva abbondantemente usato durante cerimonie e feste. Nell’era cristiana il suo fiore candido divenne il simbolo della purezza della Vergine e durante il medioevo veniva coltivato nei giardini ed orti dei monasteri. Le rappresentazioni del suo stelo con i fiori bianchissimi nei quadri dell’Annunciazione, si contano tra le espressioni più sublimi della devozione artistica di tutti i tempi (vedi nella nostra sezione artistica).
La specie è originaria del Mediterraneo orientale e naturalizzata in molte zone dell’Europa del Sud e del Medio Oriente fino in Afghanistan. I bulbi sono composti di scaglie carnose senza involucro, che devono essere trattate con cura perché non vengano danneggiate durante la conservazione e l’impianto. A differenza di praticamente tutti gli altri Lilium, i bulbi devono essere piantati poco profondi. Basta che siano coperti con ca. 3 cm di suolo. Sviluppano le radici solo dalla placca basale che è importante rimanga integra, con le scaglie ben attaccate. La distanza tra i bulbi deve essere pari ca. a due volte il loro diametro (regola “uno sì, due no”). Il terreno deve essere ricco, friabile e molto permeabile. Come tutti i veri gigli, L. candidum non sopporta l’acqua stagnante ne a livello del bulbo stesso ne a quello delle radici. I bulbi piantati in autunno sviluppano subito il fogliame che supera senza difficoltà il freddo invernale. E’ possibile conservare i bulbi fino alla primavera immersi in trucioli, ma a causa del metabolismo che non si arresta durante l’inverno, questi bulbi risultano generalmente più deboli di quelli piantati già in autunno. Il pericolo maggiore durante i mesi autunnali viene dall’insetto specializzato in Lilium, il coleottero Lilioceris lilii (vedi). Se questo parassita non viene controllato in tempo, può causare gravissimi danni al fogliame e ridurre significativamente la vigoria delle piante, fino a causare la loro morte.
Con i primi giorni tiepidi della primavera riprende la crescita delle piante di giglio dopo l’apparente riposo invernale e comincia a crescere lo stelo fiorale che può raggiungere e superare 50-60 cm. Grandi bulbi e piante ben nutrite durante la primavera con ripetute concimazioni con un fertilizzante liquido per piante fiorite possono portare fino a 20 fiori in racemi. I fiori sono bianchissimi, con prominenti stami ed antere gialle, e sono dolcemente ed intensamente profumati. Si schiudono generalmente nella seconda metà di maggio e durano assai a lungo, soprattutto se in quel periodo non li si fa mancare l’acqua. Le annaffiature devono essere dirette solo alla parte inferiore delle piante per evitare di danneggiare i fiori e causare il dilavamento del polline. Esistono alcune selezioni di forme – con foglie screziate, con un portamento ridotto, con una colorazione porpora chiaro – ma sono molto poco usate e chiunque parli del Giglio della Madonna (o di S. Antonio) pensa sempre solo alla specie originaria.